25? Saranno almeno una cinquantina!

Luigi SPADONI

In un giorno assolato d’estate lungo i viali a mare, ancora adolescente, ma piuttosto curioso, mi lasciai abbagliare da una fuori serie argentea che sfrecciava spinta dal suono assordante di una sirena. Una sirena che mi aveva fatto venire i brividi nella schiena. Di fatto sedotto, per tutta la vita, da un’ ambulanza della Misericordia di Viareggio. Pochi giorni dopo mi entusiasmai quando nella postazione al mare i confratelli mi presentarono una rivoluzionaria novità che salvava gli asfittici (inventata da un viareggino): era il polmone d’acciaio.
Da allora sono trascorsi 50 anni di Misericordia. Confratello per sempre. Il mio servizio iniziò nella Arciconfraternita di Camaiore, continuai a Viareggio e poi finalmente al Lido.
L’adesione
La mia è l’adesione atipica ad un’ associazione perché vissuta in buona parte da lontano e spesso in solitudine. Un modo privilegiato di partecipare e osservare a 360º. Perciò bisogna parlare delle cose vere che nascono dalla vita. Nel mio mondo essere cristiano e confratello era sentito come una fortuna.
Io mi ritrovo, a 65 anni, sulla stessa lunghezza d’onda di allora. La mia fede ha lo stesso stupore di allora.
Non è soltanto passione, è un’esperienza piena, che dà senso e orientamento al mio vivere la relazione con l’altro, con il diverso da me, con chi porta una domanda di giustizia. Non avendo un diario e poca memoria provo a dare qualche pennellata di ricordi, di incontri, di sguardi, di abbracci. Insomma uso la sirena come un libro dove scrivere emozioni.

Il 25º
Ci voleva la processione di Gesù Morto a Camaiore, in mezzo a migliaia di lumini e cincindelli, per ispirarmi e dare il mio contributo alla pubblicazione del 25º anniversario della Misericordia del Lido.
Il tema è il breve racconto di Luca sulla crocifissione. Infatti, nella mia adolescenza ho avuto tre grandi maestri e tutti mettevano al centro della loro fede la centralità del Crocifisso: Gesù è al centro non tanto perché sta tra i due malfattori, quanto perché è il vero e, in un certo senso, l’unico protagonista.
Nei corridoi luminosi di un collegio, Don Colajacono, giovane ma tosto Salesiano mi avvicinò a Don Bosco. Proprio questo Santo ripeteva ai suoi ragazzi “…anche noi vinceremo i nostri nemici tenendoci alla croce, ma non basta prenderla solamente in mano e baciarla; bisogna portarla”.

Nella portineria della certosa di Calci, Padre Bernard, monaco certosino, con la tenerezza di un novantenne, mi illustrava il significato dello stemma dell’Ordine: un globo sormontato da una croce e recinto da una cerchia di sette stelle. La croce sta salda mentre il mondo gira; oggi forse sarebbe opportuno dire mentre il mondo cambia.
L’incontro con l’avv. Merlini, presidente della Confederazione delle Misericordie (in quegli anni con la sua oratoria fulminante ha affascinato un’intera generazione di confratelli) che dolcemente mi accompagnò nei primi passi sul sentiero del grande movimento, tanto spinoso per i miei giovani zoccoli. Quando chiesi del significato del simbolo, si alzò, si tolse il cappello e indicando la croce del labaro, mi disse che era l’unica certezza e che il ricamo prezioso ne sottendeva la missione. È sulla croce che Gesù rivela la sua misericordia e…il suo perdono.
Il vero discepolo, il confratello, dunque, abbraccia la “follia della croce”.
Paradossale, ma la più grande esperienza di vita spirituale si manifesta sempre come un sano realismo capace di portarci al cuore delle cose.
È il realismo della croce. È il realismo del dolore, quello vero, quello innocente. È il realismo di chi sente l’urto della
vita, ma nonostante ciò che sa guardarci dentro e non solo sopra.

La visione e gli obiettivi
Ogni volta che frequento la sede e osservo la felicità che emana da colui che ha fatto del bene a qualcun altro, mi rendo conto che vale la pena di esser nati e di aver fatto parte della Misericordia. Io credo che in un’ Associazione dove il governatore e i grandi agiscono in tale direzione, i ragazzi iniziano fortemente influenzati. È un trascinamento!
Credo anche che in futuro l’educazione sarà sempre più complessa, per cui occorrerà trovare soluzioni adeguate, di tipo creativo. I ragazzi hanno bisogno di esprimere la propria creatività, che può manifestarsi in stupidi atteggiamenti o in grandi conquiste e non c’è cosa più importante di un uomo da soccorrere o un continente da salvare. L’intuizione di chi governa la MiseLido ci ha sensibilizzati da tempo ad occuparci del continente povero, prima sostenendo una missione in Mozambico poi con l’accoglienza ai migranti.
Questa nostra generazione ha davanti a sé un’impresa grandiosa. Il suo destino si determinerà proprio su questo terreno, anche perché l’Africa, se non aiutata, ci franerà addosso.

C’è infatti una graduatoria per la nostra Misericordia nei suoi interventi, sarà difficile da definire a priori perché le urgenze
umane sono infinite. Forse dovremmo guardare ai grandi maestri della Chiesa, quelli che hanno avuto il coraggio di fare una scelta degli obiettivi cui dedicare il meglio delle proprie forze.
San Giovanni Bosco - fondatore dei Salesiani - sui ragazzi, con una scelta che parrebbe affettiva invece ispirata da straordinaria sapienza. Un nuovo modello educativo.
San Bruno - fondatore dei Certosini - sui monaci che dal deserto garantiscono la capacità di una missione evangelica che agisce sul mondo che circonda l’uomo.
C’è un’intelligenza profonda in queste scelte, ieri come oggi, che non sempre viene colta. Anche oggi ci sono azioni e strade da aprire, in nome di una vocazione e di un mandato che urge nel cuore della Misericordia del nostro tempo.
Le azioni di misericordia diventano non azioni di aiuto, ma rivelatrici dell’esigenza di Dio di essere amato così, senza ritorni, in modo gratuito.


La provvidenza
Le Opere di Carità impongono nuovi progetti ma credo che se daremo alla comunità molto di più di ciò che prendiamo dalla comunità sarà una regola di impresa che condurrà ad un sicuro successo.
A questo fine, più che il prodigio volumetrico, conta la qualità delle scelte, lo spirito degli uomini che le compiono e le gestiscono.
Premesso tutto questo, l’esperienza mi ha insegnato che la provvidenza va preceduta, non seguita. Si fa un passo avanti e ci si volta indietro a controllare che ci sia. Ed essa di solito c’è.
Fu don Francesco, un amico Salesiano, ora vicario del rettor maggiore, a insegnarmi che quando l’idea è ispirata si trascina dietro il denaro necessario a realizzarla e che non vale la pena condizionare la realizzazione dell’idea alla presenza anticipata del denaro.
Mai come in questo momento mi auguro che la sua proverbiale saggezza possa essere rivitalizzata!


La vigna
Cinquantanni fa, qui dove sorge la sede, stava un vigneto (dove venivo a rubà l’uva quand’ero bamboretto).
Poi la generosità di molti e l’intuizione di altri, il silenzio, l’autonomia, tanti giovani entusiasti e soprattutto idee. Oggi la Misericordia, questa nostra MiseLido, è il segno sensibile, è la vigna che affonda le radici nella presenza di Dio padre alle nostre ansie, ai nostri sacrifici, ai nostri obiettivi, alle tentazioni e malattie.
Voglio la MiseLido per tutti e in primo luogo come fatto d’amore che significa rispetto, lealtà, amicizia e fraternità.
Così la pensavo 25 anni fa, come venticinque prima. E così la penso ora. Vorrei essere soltanto coerente a quello che credo e ai miei confratelli chiedo di aiutarmi affinché la mia coerenza si traduca in fatti utili agli altri.
Il “cuore Misericordioso” ci impegna a costruire luoghi, dove poter sperimentare in modo concreto la speranza verso il futuro, abitati da uomini con uno stile speciale. Lo stile del confratello.
È inutile nasconderlo: di questo bagaglio io vado fiero. Mi ritrovo fiero, ogni volta che vedo crescere, verso il mare o i monti, nuovi vigneti e case della Misericordia. E soprattutto quando contemplo i volti, le mani e le divise giallo-ciano di
tanti giovani, donne e uomini compromessi con me nello stesso obiettivo.


Il Parco
La “Casa del Noi” nell’ultimo decennio è lievitata con il Parco della Fratellanza.
Attraverso questo progetto si è trasformato un semplice spazio di verde in un luogo di socializzazione, di responsabilità e di attenzione allo sport, ai bambini e ai giovani nonché di piacere e incontro in un ambiente naturale.
In estate il parco si anima di profumi e di centinaia di volontari che si adoperano per garantire alla sagra del gusto il primato di affluenza e di eccellenza.
Ma nel parco io trovo un angolo tra gli ulivi inselvatichiti che mi consente di dare un’anima alle nostre Opere di Misericordia e cercarmi uno spazio di deserto. È tanto prezioso l’amore gratuito che per farlo mio devo imparare a curarmi di più, curare la dolcezza di uno sguardo, di una carezza o di un abbraccio. Perché è di qui, da questo spazio, che inizia il
mio cammino verso un amore maturo.
Un luogo di verità, dove sei solo e non puoi barare. Un momento necessario per ritrovare il gusto del cammino, del cuore che batte e del fiato che manca.
La Misericordia e la sua Fratellanza continua ad incontrarsi con chi approda alla “casa del Noi” con parole che accolgono, penetrano e danno speranza. C’è lo spazio e il suo silenzio. Non ci resta che provare ad ascoltare.
Com’è bella la Casa del Noi, questo spazio di profumo e di casa aperta al mondo.


Il Servizio
Nel DNA dei confratelli della MISELIDO c’è un gradiente di creatività che mi ha sempre sorpreso, persone che cercano e non si rassegnano. Che sanno ascoltare, vedere e non si lasciano sfuggire ciò che ormai non si può non sentire e non vedere. Ecco cosa fa scattare la creatività. L’ispirazione e la fantasia che sostiene il servizio alle Opere di Carità siano esse corporali o spirituali. Un Servizio specifico che mette in contatto il volontario con la misericordia, che è viva nei loro cuori, per aiutare e sanare. Una soluzione naturale per incoraggiare le parole del profeta Osea “Misericordia io voglio e non sacrificio”.
A volte le ragazze e i ragazzi sono consapevoli della loro volontà, ma non sanno come muoversi all’interno della loro stessa scelta, mentre la MiseLido ha organizzato in vari ambiti l’azione volontaria, in modo che ognuno possa individuare e seguire il proprio specifico percorso: volontariato sanitario, volontariato sociale con gli indigenti, volontariato di comunità, animazione per i bambini, volontariato illimitato nel tempo, volontariato per brevi, medi e lunghi periodi, servizio civile sociale. Insomma, le aree in cui poter svolgere il servizio volontario alla MiseLido sono trasversali rispetto all’impegno generalmente umano nei confronti dell’altro.
Ma ciò che c’è di meraviglioso nel servizio alla Misericordia è che il silenzio che viene dopo è ancora di Misericordia.

Il Ritiro
Alla fine dell’estate molti confratelli si ritrovano in Alta Badia, ognuno con le sue fatiche ed i suoi ideali, per condividere e
camminare verso un reciproco accrescimento di vita.
Ogni volta ho apprezzato l’ampiezza del paesaggio, le foreste immense, la quiete e la schiettezza, la semplicità della casa e la continuità del ritmo.
A Oies nel maso dove nacque San Giuseppe Freinademetz, c’è una piccola cappella con un grande crocifisso; l’atmosfera di intimità le da una forza tale da coinvolgere chi vi sosta. È per noi un esempio dell’ “angolo della bellezza” che vogliamo realizzare nella nostra sede dove i confratelli potranno trovare silenzio, orientamento e preghiera. Proprio Gesù ci dice che la Misericordia s’impara con la preghiera.
Nella preghiera c’è il nostro dialogo con Dio che poi ci spinge all’azione nella nostra vita.
Mi sono rimasti impressi nella memoria i ritiri diretti da Don Angelantonio, il nostro correttore, che ci ha guidato con competenza, freschezza, forza e decisione, all’interno delle nostre relazioni di comunità per impegnarci a vivere l’accoglienza, la gratitudine, l’umiltà e la fiducia in Dio.
Dimenticavo, e da quest’anno anche la santità.
Il ricordo di questo stare insieme, di questo incontrarsi e compiere insieme un cammino, anche a posteriori, mi commuovono molto.

Il ricordo
Quante volte sono stato chiamato per venire a salutare per sempre qualche confratello con il quale avevo condiviso la gioia autentica del dono. Ma l’ultima corsa mi aveva fatto immergere in una nuova dimensione, una emozione con il peso specifico dell’uranio. Nel grande cortile affollato di confratelli sentivo un silenzio insolito. Anche i più giovani guardavano a quella panchina dove il nostro vecchio amico ci aveva osservato, tutti. E tutti oggi lo guardavamo intraprendere il suo viaggio più lungo. Al silenzio faceva eco un vuoto pneumatico che segnava il rigore di un tempo ormai passato. Avrei voluto invecchiare insieme per farmi raccontare, con la vivacità di sempre, della prima “volata” fatta con me al Cavalluccio Marino....
Ombrello, invecchieremo con la forza del tuo abbraccio.

L’avvocato
Credo sia doveroso ricordare qualcosa di importante che l’avvocato Alfredo Merlini, a cui consegno la mia riconoscenza affettuosa, condusse negli anni ‘70 con una grande battaglia politico-istituzionale che riuscì a salvare le Misericordie dalla possibile soppressione. Ero giovane ma quel periodo ha segnato la mia storia, quella della MiseLido e del Movimento.
Merlini non si era fatto ingannare dalla mia giovane età: aveva compreso la mia idea e la forza che conteneva quando gli parlavo di una nuova Misericordia al Lido.
Ancora una volta posso dire: grazie Avvocato!
Vivere
Spesso mi chiedo se scrivere non sia tempo buttato. Se non fosse che per cortesi richieste sono dovute cortesi risposte, l’istinto o la debolezza mi convincerebbe a pensarla come il fondatore della Ford Motor Company: la storia scritta non è altro che una cavolata.
In effetti una vita nella Misericordia non si racconta. Si vive.
E allora dico ai ragazzi: vivete sereni, fiduciosi nel futuro.
E imparate ad aiutare anche chi è in difficoltà senza aspettare che ve lo chieda e aggiungo... fatelo presto e gratuitamente.

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